È Torino la città più “eco-mobile” d’Italia

È Torino la città più “eco-mobile” d’Italia

Il capoluogo piemontese si aggiudica il trofeo italiano della mobilità sostenibile. Vince grazie a un trasporto pubblico che funziona, al miglior car sharing della penisola e ad un efficiente servizio di biciclette messe a disposizione dei cittadini, ad una quota significativa di auto a basso impatto ambientale e ad una elevata sicurezza sulle strade cittadine. Condizioni che tutte insieme non riescono tuttavia a far rientrare i valori di inquinamento atmosferico nei limiti, a causa delle sfortunate condizioni climatiche che interessano Torino e tutto il bacino padano. Si arricchisce in questa quinta edizione l’insieme degli indicatori di cui si è tenuto conto per stilare la classifica: oltre alle innovazioni introdotte per la gestione della e alla loro efficacia, allo stato di salute delle città in relazione alla presenza di auto di nuova generazione o alimentate a combustibili alternativi, all’offerta di trasporto pubblico, alle piste ciclabili, all’adozione di strumenti di gestione e di pianificazione del traffico, si è tenuto anche conto del numero di parcheggi di scambio e di quelli a pagamento, del numero di incidenti e dell’indice di mortalità, del numero di autovetture per kmq, della qualità dell’aria e delle iniziative di promozione e comunicazione a favore della mobilità sostenibile. Per le innovazioni si è anche tenuto conto dei miglioramenti registrati nel 2011.

Iva ridotta al 4%

Iva ridotta al 4%

La cessione delle piattaforme elevatrici per disabili gode dell’Iva ridotta al 4% solo se l’impianto è realizzato nel rispetto della normativa per il superamento delle barriere architettoniche da parte di persone con ridotte capacità motorie A chiarire il dubbio è stata l’Agenzia delle entrate, a seguito di un’istanza d’interpello. L’agevolazione fa riferimento solo agli strumenti concretamente idonei a garantire la mobilità dei portatori di handicap. L’Agenzia delle entrate ha affermato che il riferimento alla legge 13/89 non è condizione sufficiente a concedere l’agevolazione fiscale perché l’articolo 2 del decreto attuativo definisce le barriere architettoniche come “fonte di disagio per la mobilità di chiunque”. L’ampia formulazione, dunque, prescinde dallo stato oggettivo di disabilità e impedisce di fatto l’applicazione sic et simpliciter dell’Iva al 4% per i tutti mezzi di sollevamento. L’aliquota ridotta, tuttavia, è sicuramente applicabile ai servoscala e alle piattaforme elevatrici disciplinati dall’articolo 4.1.13 del decreto attuativo.